‘ 25000 euro ‘ come e quando

Da che mondo e mondo, le banche non sono famose per la loro solidarietà; che questa pandemia abbia portato ad un cambiamento così radicale, nell’ animus degli istituti di credito, per l’erogazione di finanziamenti alle piccole e medie imprese?

Analizzando il decreto liquidità ci accorgiamo subito che l’intenzione del legislatore è quella di garantire una minima liquidità alla stragrande maggioranza del tessuto produttivo del paese. Lo stato si veste da garante per le PMI rassicurando le banche sul fatto che questi finanziamenti, che vengono erogati dagli stessi, verranno adempiuti, saldati in parole povere; ma i nodi giuridici sono molti e in questa sede non possono essere affrontati tutti; quindi cercherò di analizzare la questione in modo che ogni persona capisca al meglio delle sue possibilità, quello che comporta, o potrebbe comportare l’accettazione di questo finanziamento.

Essendo il decreto di recentissima produzione non esiste, quasi alcuna giurisprudenza, su questo argomento, quindi l’analisi viene fatta adottando la normativa preesistente al DL in questione. Ma la prima questione da affrontare è la seguente: nel caso accettassi questi soldi come posso usarli?

La tentazione di accettare questi soldi per andare a tappare i “buchi” che l’impresa ha inevitabilmente fatto restando ferma può essere veramente forte, non contando i casi in cui un’impresa era già in sofferenza.

Questo è senza dubbio il nodo più importante da sciogliere e su questo il DL ma anche la normativa preesistente non lascia spazio ad interpretazioni. Questo finanziamento non può essere usato per “tappare” buchi che l’impresa aveva accumulato, infatti al comma 2 lett. b) del DL lo stato affida alle banche di verificare che al 31 dicembre 2019 l’impresa beneficiaria del finanziamento non fosse tra le imprese in difficoltà come individuato dal Regolamento UE ecc. ecc.

Ma mettiamo che il vostro direttore di banca sia particolarmente di “buon umore” e decida di chiamarvi per offrirvi questi soldi ad un tasso veramente vantaggioso e con la possibilità di un preammortamento fino a 24 mesi (è successo davvero), che voi li prendiate, e iniziate a usarli per pagare qualche fornitore, qualche dipendete ecc. ecc.

Oltre a fornire dettagliata rendicontazione sull’uso di questi fondi (il che si traduce in un costo) dovrete restituirli in massimo 6 anni ( il che di per sé è un termine ragionevole)e dovrete usarli in modo da non ledere la c.d par condicio creditorumovvero un principio base del diritto Italiano che si traduce nel non preferire un creditore a dispetto di un altro, ledendone gli interessi. Nel caso in cui l’impresa non riuscisse a risollevarsi, e si trovasse ad affrontare una situazione di fallimento, nell’attuale scenario normativo il curatore fallimentare dovrebbe denunciare l’amministratore per bancarotta preferenziale rischiando la reclusione da 1 a 5 anni.

Questo è un fattore da tenere bene a mente ,anche se pare che si stia pensando ad una deroga o una depenalizzazione, infatti questo rischio sembra, a parere di chi scrive, troppo oneroso soprattutto perché il finanziamento si rivolge a microimprese che non hanno una struttura tale, il più delle volte, per tenere una rendicontazione “centesimata” sia delle entrate che delle uscite.

Il secondo punto riguarda la questione della garanzia prestate dallo stato.

Non bisogna lasciarsi traviare dall’idea che queste somme possano, alla fine, essere a “fondo perduto”. Infatti la garanzia prestata dallo stato va a favore della banca. In ogni caso se anche si riuscisse a ottenere il finanziamento questi soldi andrebbero comunque restituiti all’istituto erogante o allo stato. Infatti se ci si trovasse impossibilitati a restituire il finanziamento sarà lo stato (in teoria) a coprire la vostra posizione debitoria ma lo stesso vanterà nei vostri confronti un’azione di regresso per il recupero delle somme versate; il decreto 8 aprile 2020 lascia questa funzione di recupero del credito allo Stato stesso il quale però può demandare tale funzione allo stesso istituto di credito o altro ente accreditato a svolgere tale funzione.

Insomma il quadro non risulta alla fine molto semplice da definire e ad oggi è quasi impossibile prevedere cosa succederà realmente nella pratica.

L’unica cosa che raccomandiamo al lettore è di essere il più cauto possibile e cercare di appoggiarsi a dei professionisti per valutare la propria situazione sia pre che post decreto e cercare insieme ad essi una stategia che lo ponga il più possibile al riparo da dei risvolti indesiderati.